Il tempo a Leinì fra il 1894 e il 1910

di Toni Balbo

Tanto per divagare un po’, parliamo del tempo (meteorologico): non ci sono più le mezze stagioni, una volta nevicava di più, non c’è più la nebbia di una volta e via di questo passo.
Il nostro bravo Secondo Cravero, nel suo diario, del quale ho riferito più volte, annotava anche gli eventi atmosferici più clamorosi che si sono verificati a Leinì fra il 1894 ed il 1910. Continua a leggere Il tempo a Leinì fra il 1894 e il 1910

La statua della Vittoria per i caduti di Leinì

di Toni Balbo

Fino al 1940 circa il monumento ai caduti di Leinì era adornato da una bellissima statua chiamata “Pace di Vittoria”.
La scultura era in bronzo, presentava una figura femminile, a grandezza naturale, nell’atto di porgere al cielo un gladio e un elmetto, simboli dei combattenti, della Prima guerra mondiale.
Il monumento fu inaugurato il 10 giugno 1923 con l’intervento del generale Gazzera, che fece la distribuzione della croce al merito e della medaglia coniata con il bronzo del nemico, alle famiglie degli eroi morti in guerra” (dal diario di Secondo Cravero).
A causa delle sanzioni economiche deliberate dalla Società delle nazioni contro l’Italia, nel 1939 un decreto dello stato imponeva ai Comuni e ai cittadini la consegna dei metalli utili all’industria bellica, fra i quali il rame e il bronzo. Fu così che anche la statua del monumento ai caduti fu requisita e, si pensa, fusa per costruire armamenti.
Le campane delle chiese di Leinì furono invece risparmiate, in circostanze fortunose, nonostante l’ordine di sequestro del 1° ottobre 1942 a firma del generale di brigata Mario Grosso del Sottosegretariato per le fabbricazioni di guerra – Ufficio staccato presso l’ente distribuzione rottami (vedi La storia minore di Leinì n. 13).

Vittoria 1Vittoria 2 Due immagini della statua (cliccare sopra per ingrandire)

Tragica lite famigliare a Leinì

di Toni Balbo

Ho trovato conferma nell’archivio de La Stampa di una vicenda avvenuta a Leinì nel 1921 riguardante un cruento fatto di cronaca, che già conoscevo perché raccontato in famiglia e che è riportato anche nel diario di Secondo Cravero.
Tale fatto aveva suscitato grande impressione nella popolazione leinicese tanto che se ne parlava ancora dopo diversi decenni. Continua a leggere Tragica lite famigliare a Leinì

L’Epifania di Leinì

di Toni Balbo

Sovente, quando vado nella chiesa parrocchiale di Leinì, mi soffermo a rimirare la pala d’altare di Defendente Ferrari che rappresenta “L’adorazione dei Magi”, anche chiamata “L’Epifania”.
La tavola, posta sopra la porta della sagrestia in fondo alla navata di destra, non è nella posizione migliore per una visione ottimale: si trova troppo in alto, la distanza e i riflessi della luce impediscono la percezione dei particolari. Sì, perché la bellezza del dipinto sta soprattutto nei particolari. Continua a leggere L’Epifania di Leinì

Leinì in prima pagina!

di Toni Balbo

La Gazzetta Piemontese, quotidiano torinese che nel 1894 diventerà La Stampa, iniziò le pubblicazioni nel 1867 e già nel 1869 Leinì era in prima pagina! E lo fu per ben quattro volte nel giro di appena un mese!
Cos’era successo di così importante per avere tanta attenzione?
Una diatriba fra il sindaco ed il consiglio comunale.

Continua a leggere Leinì in prima pagina!

Un po’ di storia della politica leinicese

di Toni Balbo

La politica ha da sempre diviso le comunità in parti contrapposte fra chi la pensava, in modo più o meno consapevole, in una maniera anzichè in un’altra.
A Leinì abbiamo notizia (Paviolo) che durante la Rivoluzione francese la popolazione si divise fra “Brandisti” e “Giacobini”. I primi erano per il Re (realisti), i secondi per la Repubblica.
Verso la fine del 1800 dal diario di Secondo Cravero apprendiamo che i partiti a Leinì erano due: il clericale e il popolare.
Anche allora si faceva propaganda per convincere gli elettori: i parlamentari del gruppo più vicino alla Chiesa, regalavano piatti in ceramica con raffigurate scene di politica elettorale.
Due di questi piatti mi sono stati segnalati da un nostro concittadino e questa è la fotografia (clicca sopra per ingrandire):

Piatto 2 rit ridPiatto 1rit rid

 

Sul retro la scritta: “Giro elettorale – Soc. ceramica italiana”.

Del 1925 la tessera di adesione al Partito Popolare Italiano di un leinicese con la firma a timbro del Segretario politico De Gasperi.

Tessera PPi corr

Del 1946 la tessera del Partito Socialista Italiano, sezione di Leynì, recante la firma a timbro del Segretario Nenni.

Tessera PSI 1ridTessera PSI 2 b rid

La torre di Leinì.

di Toni Balbo

Maestosa, semplice ed elegante svetta sull’abitato di Leinì una torre risalente forse al XIII secolo, della quale i leinicesi ne sono civilmente orgogliosi.
I narratori Casalis e Bertolotti descrivono così il bel manufatto:
Casalis 1841: “
Sulla pubblica piazza assai vasta si veggono il palazzo comunale costrutto non è gran tempo, e l’antico castello, già spettante ai feudatari di Leynì, oggi in gran parte demolito; vi sta tuttora in piè una gran torre di forma quadrata e di notevole altezza la quale sembra opera del secolo XIII” (fra il 1200 e il 1300).
Bertolotti 1867: “
Di questo castello resta ancora qualche sala ed un’alta torre quadrata, creduta opera del secolo decimoterzo, a cui piedi sonvi giardini con pergolati”.
Cioè, praticamente, salvo una datazione incerta, non se ne sa nulla!   Continua a leggere La torre di Leinì.

Il tricentenario dell’apparizione della Madonna a Leinì

Proponiamo l’articolo apparso su La Stampa riguardante i festeggiamenti per il tricentenario della apparizione della Madonna delle Grazie. Abbiamo omesso la lunga descrizione dell’evento miracoloso, già conosciuto dai leinicesi, consistito nella apparizione della Madonna al sordomuto Regina che, pregandola affinché facesse cessare la peste, riacquista i sensi perduti. Per tale fatto la comunità fece costruire il Santuario. Continua a leggere Il tricentenario dell’apparizione della Madonna a Leinì

La casa delle fate a Leinì

di Toni Balbo

Anche in materia di orchi, gnomi, fate e altre figure leggendarie, Leinì non ha rivali.
Era circa la metà degli anni 50 del secolo scorso quando, in occasione di una delle prime gite in bicicletta con le mie sorelle, dopo ben un chilometro e mezzo, vediamo in mezzo ai prati un fabbricato moderno tutto bianco e con il tetto piano. Già questo fatto, abituati noi a vedere solo case e cascine con i tetti spioventi coperti di coppi, ci apparve come inusuale e fantastico. Il portoncino di ingresso era fatto con doghe a lisca di pesce dipinte alternativamente di verde scuro e verde chiaro, anche gli altri serramenti erano dipinti così. Ma c’è di più, alla ringhiera di un ampio terrazzo rivolto a mezzogiorno era stesa una pelle di tigre! Continua a leggere La casa delle fate a Leinì