di Toni Balbo
Ancora una volta, recentemente, ho sentito parlare dell’esistenza di una fantomatica galleria che, in un lontano passato, avrebbe collegato Leinì con Volpiano. Ne aveva addirittura ipotizzato l’esistenza un esimio sindaco sollecitando “approfondite” ricerche.
Quando ero bambino la mia nonna diceva che in questa galleria ci passavano addirittura le carrozze!
È ora di sfatare questa leggenda con la logica e qualche argomento storico.
Scavare una galleria fra Leinì e Volpiano era impossibile: il sottosuolo è alluvionale (siamo all’interno della conoide dello Stura di Lanzo, il greto del torrente) e la falda acquifera nel passato era a un paio di metri di profondità, affiorante in numerosi punti con risorgive e fontane. Famose la fontana di Fassino e la fontana di Vela. La stessa bealera della Barbacana era ed è frutto delle risorgive più a monte. C’erano poi molte captazioni di sorgenti per uso irriguo con i “fontanoni” dei quali si vedono ancora oggi le cavità.
A proposito dei fontanoni, essi erano scavati per la profondità di un paio di metri al fine di intercettare la falda acquifera e condurla verso est, secondo la pendenza del terreno, per raggiungere la superficie dopo un paio di centinaia di metri ed essere utilizzata per l’irrigazione.
Quando in inverno la temperatura in superficie era abbondantemente sotto lo zero, nei fontanoni la temperatura dell’acqua era costante intorno ai 15 gradi, ciò rendeva possibile lavare i panni, mentre all’esterno le bealere erano ghiacciate, ed era possibile la crescita dei “grasson” (Nasturtium officinale, crescione) gustosa insalatina che in inverno diventava una prelibatezza.
Collegare Leinì con Volpiano, per di più sotto terra, non aveva senso. La rivalità fra i due paesi risale ai primi secoli del secondo millennio: Volpiano era guelfa (protettorato del Vaticano, parteggiava per il Papa) mentre Leinì era ghibellina (del Marchesato di Monferrato, parteggiava per l’Imperatore).
Cosa ci sarebbero andati a fare i leinicesi a Volpiano? E poi, perché passare sottoterra quando la strada, fatta dai Romani, che da Leinì portava a Chivasso, era in esercizio da prima di Cristo?
Che a Leinì potessero esistere dei passaggi sotterranei, o più facilmente in trincea, come vie di fuga dal castello in caso di assedio, può essere verosimile, ma non andavano sicuramente molto al di là delle mura dello stesso.
La suggestione fantastica della leggenda è sicuramente efficace per impressionare i bambini, io avevo una nonna che in quanto a fantasia era imbattibile, ma che dia ancora credito a persone adulte oggi, mi sembra troppo!












